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  • Donatella Bollani

Smart living: innovazione e nuovi ritmi per gli smart district

Aggiornamento: 28 ott

Dalla progettazione alla cantieristica, sino alla nuova definizione di funzioni e ritmi degli spazi urbani, con un impatto rilevante anche sui consumi energetici e la mobilità. I nascenti smart district sono un campo straordinario di sperimentazione. Ce lo ha raccontato Jacopo Palermo, amministratore delegato di Costim, parlando di Chorus Life, un’area della città di Bergamo di 70mila metri quadrati completamente rigenerata. I risultati economici e di impatto sul territorio di questa operazione di sviluppo immobiliare sono raccolti in uno studio di The European House - Ambrosetti. Il nuovo smart district è uno dei benchmark italiani del nuovo corso della progettazione urbana e dei servizi ai cittadini. Anche le competenze si stanno trasformando e qualcuno sostiene che non ci sia più bisogno di progettisti e urbanisti ma che servono placemaker. Tesi proposta da Elena Granata nell’omonimo libro, docente di Urbanistica e Studi Urbani presso il Dipartimento di architettura del Politecnico di Milano che riporta all’attenzione la necessità di percorsi nuovi che formino i professionisti in grado di immaginare e gestire il futuro delle città.


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L’intervista in apertura di puntata è con Jacopo Palermo, amministratore delegato di Costim, holding industriale controllata da Polifin della famiglia Bosatelli e partecipata dal partner industriale Unifin di Francesco Percassi. Un breve racconto di come la transizione digitale delle aree urbane sia un percorso integrato e che si muove attraverso molti settori tutti in evoluzione e attenti a rispondere alle nuove esigenze di investitori, pubbliche amministrazioni e city users.


Dati


Torniamo sul caso di Chorus Life, lo smart district di Bergamo per parlare dello studio di

The European House - Ambrosetti circa l’impatto economico di progetti di rigenerazione urbana, partendo da quello che sta realizzando Costim a Bergamo.


Link alla puntata precedente sulle Smart City

https://www.labollani.it/episodipodcast/episode/799d22dd/40-smart-living-citta-intelligenti-oltre-la-banda-larga


Obiettivi e metodologia dello studio

Analisi degli impatti multidimensionali in 10 domini di creazione di valore

Sintesi degli impatti, contributo ai Sustainable Development Goals dell’Agenda ONU e ai criteri ESG


La società di consulenza ha rilevato che per 1 euro investito ne sono stati generati 2,5 euro con una riduzione delle emissioni di CO2 rilevante e pari a 1.624 tonnellate annue. Lo studio ha messo in evidenza che con il progetto Chorus Life di Bergamo, che sarà ultimato nei prossimi mesi, il giro d’affari previsto per il 2020-2023 è pari a 991 milioni di euro, di cui 361 milioni di euro da investimenti, 504 milioni di euro da catene di subfornitura, 126 milioni di euro da consumi da redditi da lavoro pagati.


La "città del futuro" è digitalizzata dal progetto alla gestione, come ci ha raccontato Jacopo Palermo, anche dell’energia, pensando all’user experience: hotel, residence, area food & beverage, area wellness, verde pubblico, aree multifunzionali e parcheggi sotterranei per un intervento che sta rigenerando 70.000 metri quadrati di territorio dismesso, bonificandoli e attrezzandoli di tutti i requisiti per una quotidianità smart e a misura di cittadino. Con un investimento di 361 milioni di euro investiti e 1-1,5 milioni di city user attesi ogni anno.

Un sistema di spazi intelligente e integrato, non solo internamente ma anche con l’ambiente urbano di contesto, per un totale di 81.837 metri quadri coperti e 20.000 di verde attrezzato.


Ai link lo Studio strategico di misurazione e valorizzazione degli impatti multidimensionali di Chorus Life Bergamo presentato da Valerio De Molli, CEO e Managing Partner, The European House - Ambrosetti durante il convegno dello scorso 22 giugno 2022

https://acadmin.ambrosetti.eu/dompdf/crea_wmark.php?doc=L2F0dGFjaG1lbnRzL3BkZi9pbXBhdHRpLWNob3J1cy1saWZlLWJlcmdhbW8tdmRtLTIwMjIwNjMwMTUucGRm&id=16187&muid=corporate



Professioni


Molte nuove figure professionali sono legate allo sviluppo delle città Smart:

https://www.key4biz.it/smart-city-i-mestieri-legati-sostenibilita-sviluppo-urbano/94238/


  • Il mobility manager collabora con le strutture e gli enti preposti al traffico e ai trasporti per rendere efficienti gli spostamenti su tutto il territorio;

  • L’urbanista / placemaker / Smart city planner si occupa dell’analisi e pianificazione territoriale integrata alle più avanzate tecnologie ICT (information communication technology) per garantire lo sviluppo urbano;

  • Big Data Analyst, raccoglie ed esamina i dati provenienti dai sensori sparsi in tutta la città da cui si ottengono le informazioni necessarie per la nascita di nuovi servizi (app) al cittadino e le imprese;

  • Energy manager urbano, monitora tutti i consumi energetici e prende iniziative che hanno come obiettivo quello di ottenere la massima efficienza al costo minore possibile;

  • Zero-waste manager, esperto nella gestione e trattamento dei rifiuti con le nuove clean & green technologies;

  • Shared value officer, un consulente aziendale per la gestione e il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale in ambiente urbano;

  • Collective impact officer, aggregatore di partner e mediatore tra stakeholders nella stesura e nella realizzazione dei progetti smart city;

  • Chief resilience officer, esperto di cambiamenti climatici e supervisore di tutti i piani di intervento in caso di emergenze legate a fenomeni atmosferici estremi e varie calamità naturali di una certa gravità, tra cui i casi di dissesto idrogeologico;

  • Telematics software architect, è l’architetto che deve saper far funzionare in maniera integrata tutti i sistemi tecnologici di nuova generazione utilizzati per il monitoraggio del traffico privato e pubblico, tra cui i sistemi di geolocalizzazione e comunicazione mobile;

  • Responsabile della protezione dei dati personali, monitora, gestisce e cura il corretto trattamento dei dati di clienti e dei soggetti con i quali un’azienda, pubblica o privata, intrattiene rapporti.

  • Unmanned aerial (drone) and road-based vehicle operator, è colui che infine dovrà programmare i veicoli senza conducente che circoleranno nelle nostre città, dalle self driving cars ai droni.


Tecnologie

Al via il progetto del Volocopter, l'aerotaxi elettrico e sostenibile per collegare Roma a Fiumicino, e del primo Vertiporto nei pressi dello stesso aeroporto Leonardo da Vinci

https://www.rainews.it/articoli/2022/10/volocopter-aerotaxi-elettrico-sostenibile-roma-fiumicino-adr-atlantia-f0f17e07-53a8-45b4-aa5c-9b295c1e2ea1.html


L'idea, nata dalla collaborazione tra Aeroporti di Roma, Atlantia, UrbanV l'azienda produttrice, punta a collegare il principale scalo aeroportuale italiano con il centro della Capitale in 20 minuti. A partire da fine 2024, per il Giubileo del 2025 della durata di un anno e milioni di visitatori / pellegrini attesi

Lo scorso 6 ottobre è stato realizzato il primo test regolare con un volo di prova.

VoloCity si affida a un velivolo innovativo, interamente elettrico a zero emissioni, a vocazione turistica ebusiness: il prototipo di aerotaxi elettrico si chiama Volocopter ed è stato progettato per consentire ai passeggeri di effettuare voli rapidi e senza emissioni in ambienti urbani, sia su rotte terrestri particolarmente trafficate, sia sopra flussi d'acqua. Al momento può trasportare una sola persona, il pilota; ma, a progetto implementato, dovrebbe trasportare fino a quattro passeggeri.

Con l’occasione, è stato attivato anche il primo vertiporto.

Questi flight test sono parte di un più ampio ecosistema di mobilità aerea urbana, installato al Leonardo da Vinci. Il vertiporto del principale scalo romano si trova nella zona di Pianabella, vicino alla Cargo city, e occupa un'area di circa 5.500 metri quadrati. Allo studio i punti di atterraggio e partenza all’interno del comune di Roma, tra cui snodi stradali strategici e aree di parcheggio. Un'ipotesi potrebbe essere quella di realizzare il primo vertiporto nella città di Roma sul tetto della stazione Termini.


Opinion leader


Da Urbanista a Placemaker, un passaggio auspicabile?

https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/placemaker-elena-granata-9788806249007/


Servono figure professionali nuove per immaginare e progettare le città del futuro.

Un compito che Elena Granata, docente di Urbanistica e studi urbani presso il Dipartimento di architettura del Politecnico di Milano, assegna a nuove figure professionali che ha ribattezzato Placemakers. Ovvero gli “inventori dei luoghi che abiteremo” per citare il sottotitolo del suo ultimo saggio (Einaudi, 2021). “Il placemaker non costruisce, ma connette, re-inventa, rigenera. Non deve aggiungere, semmai deve togliere. Il suo compito è quello di ridare senso a quei luoghi che lo hanno perso: dalle periferie cittadine alle aree dell’hinterland dove i campi sono stati abbandonati perché coltivarli non conviene più”. Ma i placemakers non sono solo architetti e urbanisti. Sono animatori di comunità, imprenditori civili, sindaci di piccole e medie città che hanno la passione per la rigenerazione dei luoghi.

Il placemaker, dunque, “dis-urbanizza e de-cementifica, de-costruisce, demolisce e re-integra natura, ri-foresta e ri-pristina ecosistemi, progettando soluzioni ispirate alla natura per contrastare i cambiamenti climatici”, scrive Granata nel libro.

Lavora sugli spazi e sulle relazioni, ma non solo: sa guardare alla città in maniera tridimensionale valutando anche il fattore tempo. “

Per gestire il fattore tempo, diverse città come Amsterdam, Londra e Pittsburgh hanno creato una nuova figura, il “sindaco della notte”: un gemello del primo cittadino diurno, un mediatore che prova a far co-esistere la domanda di servizi e attività notturne con le esigenze di chi vive la città “di giorno”. In altre parole, conciliare la movida con il diritto al riposo notturno per gli abitanti dei quartieri più vivaci.

Il futuro, dunque, è in mano ai placemakers. Ma come si formano e dove studiano i placemakers di domani? Per Elena Granata c’è bisogno di una profonda rivoluzione nel percorso formativo: “Agli urbanisti si insegna a fare pianificazione e piani di governo del territorio, agli architetti si insegna a costruire palazzine ed edifici, a consumare suolo: né degli uni, né degli altri c’è bisogno perché quello che serve oggi sono competenze ambientali, sensibilità per rinaturalizzare gli spazi, capacità di ascoltare i cittadini e di elaborare un business plan -sottolinea Elena Granata -. Servono percorsi formativi diversi rispetto a quelli di oggi. Occorre recuperare una dimensione immaginativa.


Continuate a seguirmi, continuerò a parlare dell’intelligenza degli spazi che viviamo e delle nostre città. Potrete seguire il mio podcast e trovare i Summary delle singole puntate al blog labollani.it


A presto da #LaBollani