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  • Donatella

Smart working: The Big Quit… Si cambia lavoro, forse vita

Aggiornamento: 31 mag

#smartworking #homeworking #newnormal #design #spaceplanning


Se si torna al lavoro non si vogliono perdere “i privilegi” del lavoro a distanza. Si è lavorato di più ma risparmiando il tempo degli spostamenti che è stato investito per attività più gratificanti, utili, o per la cura della famiglia. Vogliamo tornare a condividere attività e spazi ma a nuove condizioni.


Chi è costretto a tornare in ufficio sta valutando se ne valga la pena, se le condizioni (di percorso di crescita, qualità della vita, benefit ecc.) siano adeguate. In America oltre 8milioni di persone hanno cambiato lavoro e in Europa/Italia cosa accadrà?


I dati delle comunicazioni obbligatorie registrano anche in Italia un notevole aumento del numero di dimissioni nel secondo trimestre 2021.

Sono gli strascichi della pandemia o segnali di un nuovo mercato del lavoro?

Dati e opinioni


Eccovi uno stralcio dei dati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, presentati lo scorso 3 novembre.

https://www.osservatori.net/it/ricerche/comunicati-stampa/smart-working-italia-numeri-trend

Nel corso del 2021 con l’avanzamento della campagna vaccinale è progressivamente diminuito il numero degli smart worker, passati da 5,37 milioni nel primo trimestre dell’anno a 4,07 milioni nel terzo trimestre. A settembre, infatti, si contano complessivamente 1,77 milioni di lavoratori agili nelle grandi imprese, 630mila nelle PMI, 810mila nelle microimprese e 860mila nella PA. Progetti di smart working strutturati o informali sono presenti nell’81% delle grandi imprese (contro il 65% del 2019), nel 53% delle PMI (nel 2019 erano il 30%) e nel 67% delle PA (contro il 23% pre-Covid).


Questo graduale rientro in ufficio non segna in generale un declino dello Smart Working, al contrario al termine della pandemia le organizzazioni prevedono un aumento degli smart worker rispetto ai numeri registrati a settembre: si prevede saranno 4,38 milioni i lavoratori che opereranno almeno in parte da remoto (+8%), di cui 2,03 milioni nelle grandi imprese, 700mila delle PMI, 970mila nelle microimprese e 680mila nella PA.


(…) In molte organizzazioni, soprattutto PMI e PA, invece, si sta tornando prevalentemente al lavoro in presenza a causa della mancanza di cultura basata sul raggiungimento dei risultati. Un arretramento che si scontra con le aspettative dei lavoratori e gli obiettivi di digitalizzazione, sostenibilità e inclusività del nostro Paese.


Ora è necessario costruire il futuro del lavoro sul vero Smart Working, che non è una misura emergenziale, ma uno strumento di modernizzazione che spinge a un ripensamento di processi e sistemi manageriali all’insegna della flessibilità e della meritocrazia, proponendo ai lavoratori una maggiore autonomia e responsabilizzazione sui risultati”.


(…)Il 55% delle grandi aziende e il 25% delle pubbliche amministrazioni ha avviato interventi di modifica degli spazi dell’organizzazione per adattarli al nuovo modo di lavorare. La maggior parte delle organizzazioni non interverrà sulle dimensioni ma sull’organizzazione degli ambienti di lavoro, le altre si concentreranno sulla riduzione degli spazi (in particolare il 33% delle grandi aziende), non mancano infine organizzazioni (ad esempio il 18% delle PA) che prevedono un aumento degli spazi necessari.


In termini di impatto delle prestazioni, tutte le organizzazioni mettono in generale in luce un forte miglioramento del work life balance. Le grandi imprese e le PA evidenziano anche un deciso miglioramento di efficacia ed efficienza (quest’ultima migliorata per il 59% delle grandi imprese e il 30% delle PA contro rispettivamente il 5% e il 16% che dichiarano un peggioramento). Più incerto e controverso l’impatto su tali prestazioni nelle PMI. L’aspetto ritenuto più negativo da tutte le organizzazioni è invece quello della comunicazione tra colleghi, peggiorata per il 55% delle grandi imprese, il 44% delle PMI e il 48% delle PA (a fronte rispettivamente del 10%, 9% e 16% che dichiarano un miglioramento

Opinion Leader


The Big Quit” o “The Grat Resignation”, anche in Italia?

Negli Stati Uniti hanno già coniato un nuovo termine: la chiamano “Great Resignation”. Si riferiscono all’ondata di dimissioni dal lavoro che si verifica nel paese.

I dati delle comunicazioni obbligatorie registrano anche in Italia un notevole aumento del numero di dimissioni nel secondo trimestre 2021. Sono gli strascichi della pandemia o segnali di un nuovo mercato del lavoro?


Sul tema va letto anche Francesco Armillei de Lavoce.info

https://www.lavoce.info/archives/90466/si-apre-la-stagione-delle-grandi-dimissioni/

Mariano Corso, Direttore dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, sullo stesso tema commenta l’articolo di Marco Bentivogli su La Repubblica, “Le grandi dimissioni”

https://www.repubblica.it/commenti/2021/11/12/news/covid_lavoro_dimissioni_great_resignation-326021948/


Ci siamo! Se mai ancora non ce ne fossimo accorti ormai i dati lo confermano, anche in Italia siamo in pieno #Big_Quit! Molte persone vanno via, cambiano azienda, cambiano lavoro, cambiano vita! Aziende e manager si scoprono impotenti, con frustrazione non riescono a far altro che cercare di assumere nuove persone, magari portandole via ad altri competitor, o tentare di trattenere quelle attuali con qualche bonus. Ma è come mettere acqua in un catino bucato: risposte vecchie a problemi nuovi. Cosa è successo? Sembra essersi introdotto nelle persone un nuovo virus, un grande anelito di #significato, addirittura, udite udite, di #felicità! Ma come … abbiamo lasciato modo alle persone di farsi domande ed ora le risposte che hanno trovato non ci piacciono? Abbiamo lasciato che si chiedessero se il loro lavoro gli piace, se la loro vita le realizza, se il loro capo li fa crescere, se l’azienda in cui lavorano merita il loro impegno? Ed ora che si fa? Cerchiamo il tasto “undo” e facciamo finta che questi due anni siano stati solo un “brutto sogno"? Oppure proviamo finalmente ad ascoltare e a chiederci come possiamo dare alle persone qualcosa di più che lo stipendio dovuto a fine mese? Grazie Marco Bentivogli per i tuoi stimoli e le tue riflessioni!

La Germania pensa di tornare allo smart working

è quanto emerge da progetto di legge secondo cui i datori di lavoro dovrebbero consentire il lavoro a domicilio in assenza di un "motivo economico convincente" per recarsi in ufficio. In quel caso, inoltre, sarebbe richiesto un certificato di vaccinazione o di guarigione dal virus, o un test negativo.

https://www.agi.it/estero/news/2021-11-15/germania-ritorno-telelavoro-smart-working-14553011/


Unipol, il grande rientro

Abbiamo già parlato di come pensano di rientrare in ufficio le grandi aziende,

Intanto Unipol vuole fare tornare tutti: il 4 novembre l’azienda ha richiamato i lavoratori in sede e i sindacati hanno risposto con scioperi in tutta Italia. La scelta, per l’l’amministratore delegato Carlo Cimbri, è dettata dalla necessità di intervenire sulla produttività: "Fare cose diverse oggi significherebbe esclusivamente un aumento ideale del costo del lavoro conseguente ad abbassamento della produttività che pensiamo le aziende oggi non si possano permettere".


Testi per riflettere

Come dimostra lo studio di Luca Brusamolino, lo scenario di oggi e del prossimo futuro non è infatti la chiusura dell’ufficio a favore di spazi alternativi, bensì, nel periodo di ripresa e a pandemia – auspicabilmente – terminata, un modello ibrido. “LO SMART WORKING COMINCIA DALL’UFFICIO” recita infatti il titolo del suo libro appena uscito.

Il libro entra nel dettaglio di pro e contro di ogni modello, partendo comunque dalla constatazione che “Lo shock dato dal lockdown e l’impossibilità di recarsi al lavoro ha di fatto obbligato le aziende ad attuare un processo di digitalizzazione che era sì in corso ma che è stato accelerato di almeno 10 anni”.

Si prefigurano quindi i nuovi ambienti dell’Activity Based Working, dove ogni spazio risponde a esigenze specifiche: la riunione pianificata, la riunione estemporanea e la conversazione informale, la riunione veloce in piedi, la sala di lavoro per un team di progetto. E, ancora, sono individuati tutti gli spazi della Comunicazione, della Concentrazione, della Contemplazione.


Con il prezioso aiuto di un team di manager, HR, ma anche da architetti, designer, biologi e nutrizionisti, assieme a ISTUD Paolo Donati ha pubblicato recentemente un libro intitolato “Smart Homes for Smart People: ripensare gli spazi di lavoro a casa”.

Il libro, basato su capitoli brevi e ricchi di illustrazioni (e per questo pensabile anche come manuale illustrativo da dare in chiave di welfare ai propri dipendenti), gli autori hanno riflettuto non solo sulle “smart skills” necessarie a lavorare (meglio) al di fuori dal tradizionale ufficio, ma anche ad alcune semplici soluzioni di “smart home redesign”. Così estendendo il nostro viaggio all’arredo, all’illuminazione o alle soluzioni di “greenery” ma anche affrontando temi pratici come ecologia ed economia domestica, stress, cibo e salute.

Questi temi, assieme a molti altri approfondimenti, sono disponibili nel Podcast “Smart Workplace for Smart People” sulle piattaforme ANCHOR/SPOTIFY


Case history


In Piemonte sono previsti incentivi fino a 40mila euro per lavorare in smart working dai comuni in montagna. L’obiettivo è valorizzare i paesi con meno di 5mila abitanti per evitarne lo spopolamento.

L’amministrazione regionale piemontese ha indetto un bando per offrire incentivi economici a chi si trasferirà in montagna per lavorare in smart working. I comuni interessati sono 465, tutti con meno di 5mila abitanti. L’iniziativa vuole invertire il processo di spopolamento si sta verificando in questi piccoli centri a favore delle città.

Nel bando “Residenzialità in montagna” la Regione ha previsto un contributo compreso tra 10mila e 40mila euro per acquistare o restaurare una casa in uno dei 465 comuni interessati. L’abitazione in questione dovrà essere quella primaria, ovvero occorre trasferire la propria residenza in uno di questi comuni per almeno 10 anni. Un altro requisito è provenire da un centro urbano e quindi dimostrare di voler lasciare la città a favore del piccolo centro montano.

L’acquisto dell’immobile a uso residenziale deve avvenire entro i sei mesi dall’accettazione del risultato in graduatoria. Se si effettua una ristrutturazione, invece, i lavori dovranno terminare entro 18 mesi. In entrambi i casi, il tutto dovrà essere legalmente rendicontato.

Verranno premiati anche coloro che per il restauro degli immobili utilizzeranno materiali tipici del paesaggio montano. Così la Regione punta ad incentivare l’utilizzo di soluzioni architettoniche e paesaggistiche sostenibili per l’ambiente. Anche la sostenibilità sociale trova spazio nel bando, infatti è previsto un punteggio maggiore per chi deciderà di affidare i lavori a un’impresa locale.

https://bandi.regione.piemonte.it/contributi-finanziamenti/residenzialita-montagna


Dove si lavora meglio in Smart Working?

Melbourne è la città regina mondiale dello smart working, e si colloca al primo posto nella classifica stilata da WorkMotion, società di collocamento di lavoratori a distanza, che ha utilizzato dati open source per identificare le città più accessibili e attraenti al mondo per i lavoratori a distanza. Secondo lo studio la metropoli australiana svetta su un totale di 80 città che offrono le condizioni migliori ai nomadi digitali grazie ad un punteggio che tiene in considerazione quattro fattori: «Conformità al lavoro a distanza», «costo della vita», «infrastrutture civiche» e «vivibilità», ognuno suddiviso per ulteriori voci.

Bari è risultata al primo posto in Italia, al 33esimo invece nella classifica generale.


Un'altra classifica, quella di Nomad List, la community on line che si occupa di trovare – in base alle segnalazioni degli utenti – i posti migliori al mondo in cui vivere, lavorare e viaggiare per i lavoratori da remoto, ha stilato una classifica delle 10 città italiane preferite da chi fa smart working. Analizzati quattro parametri (costo della vita, velocità della connessione Internet, divertimento e sicurezza), in vetta alla classifica delle città d’Italia preferite da chi fa smart working torna la gaudente Bologna, dove i costi non sono eccessivi e la connessione a Internet è buona (17 mega al secondo in download), oltre al divertimento e alla cultura. Al secondo si piazza Bari con il costo della vita più basso tra le classificate. A seguire Genova, Pisa, Padova, Firenze, Trento, Palermo (città con la velocità Internet più alta di tutte a 22 mega), Avellino e decima Treviso.

https://www.vanityfair.it/article/dove-smart-working


La trasformazione digitale passa dalle persone

Rischiano di perdere la “battaglia dei talenti” le aziende che non puntano sul ruolo delle risorse umane per una reale digital transformation del lavoro. Ma servono nuove competenze e skill tecnologiche per i recruiter del futuro. Le analisi di Radical HR Club e InfoJobs, ne parla Corriere Comunicazioni:

https://www.corrierecomunicazioni.it/lavoro-carriere/smart-working/hr-motore-dello-smart-working-ma-e-emergenza-investimenti-in-formazione/


Design


Barbara Cominelli, ad di JLL Italia, sulle pagine de IlCorriere della Sera afferma che «L’ufficio non è morto anzi vi stupirà dopo il Covid si “rigenererà”»


Un anno fa il 70% degli amministratori delegati delle grandi aziende si diceva pronto a ridurre gli spazi, oggi lo sostiene solo il 21%. È la riprova di come lo smartworking abbia avuto anche degli impatti negativi: troppi meeting, la produttività è cresciuta ma a scapito del benessere». Per Barbara Cominelli, l’amministratore delegato di Jll Italia, la seconda società al mondo di investimenti e servizi immobiliari, la formula ibrida – metà ufficio, metà remoto – si è già imposta e determinerà tutta una serie di trasformazioni successive, anche radicali. «Il vecchio format rigido, quello dalle 9 alle 18, va messo da parte. E occorrerà ripensare l’ufficio come posto per socializzare, collaborare, innovare. Il lavoro da casa finisce per restringere l’arco delle relazioni, il ritorno dovrà servire a riallargarle».


La scala gerarchica delle priorità in ufficio vede al primo posto proprio la socializzazione, seguita dall’attività all’aperto e dall’apprendimento

Attorno a questo nuovo modo di organizzare il quartier generale si svilupperanno altre soluzioni da remoto, come gli uffici satellite in provincia e i coworking, si utilizzeranno anche gli hotel. E si potranno anche mettere assieme i dipendenti di aziende diverse. (…)


Sulle pagine de Il Sole 24 ORE, ma solo per gli abbonati…

Un bel pezzo di Marco Bentivogli e Daniele Di Fausto sull’utilità di una rivoluzione dello spazio per cambiare il modo di lavorare.

È tempo di passare da edifici a uso esclusivo e funzione univoca a luoghi fluidi, collettivi e polifunzionali

https://24plus.ilsole24ore.com/art/perche-serve-rivoluzione-spazio-cambiare-modo-lavorare-AEq0vas?s=hpl


Non siamo disposti ad abbandonare “la ricerca di senso” in quello che facciamo e nei posti che abitiamo. E dove non lo troviamo facciamo fatica a tronare. Il settore del lavoro e i suoi spazi sono un enorme campo di sperimentazione e stanno anticipando – o confermando – cambiamenti che coinvolgeranno anche altri settori.

C’è molto da dire: vi do appuntamento alla prossima puntata del mio podcast sullo smart working.


A presto da #LaBollani