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  • Donatella Bollani

Trend: neutralità carbonica, ecco la nuova parola d’ordine per le costruzioni

Aggiornamento: 28 ott

La bioeconomia può contribuire in modo sostanziale al raggiungimento delle emissioni zero di gas serra e sarà un settore chiave per farlo – ha affermato i giorni scorsi Justus Wesseler, coordinatore del progetto europeo Biomonitor –. Sono però necessari ulteriori investimenti, più di quelli attualmente indicati dal Green Deal”. Questo il monito che accompagna l’altro grande obiettivo del piano europeo: non scoraggiare gli investitori e non fare diventare la bioeconomia un privilegio per pochi. Per accompagnare la transizione il settore delle costruzioni lavora al contenimento delle emissioni e a metodologie di calcolo dell’“embodied carbon”, il diossido di carbonio generato durante la produzione di materiali edili, il loro trasporto e la costruzione in cantiere sino al rilascio di emissioni nel momento della demolizione dell’opera. Ne ho parlato con Mario Pinoli, fondatore e amministratore Delegato di Greenwich, società che certifica Leed, Breeam, Well, Fitwell, in Italia e all’estero. Serve una strategia di settore, anche per filiere di produzione, per facilitare la realizzazione di subsistemi costruttivi “carbon zero”, proposta che arriva anche dal mondo della ceramica dove è stato presentato il primo sistema a pavimento “Carbon Neutral”.


#trend #energia #GreenDeal #NextGenerationUE #carbonfootprint #RapportoISPRA #EPBD #CRRM #ThinkZero #PanariaGroup #Mapei



L’intervista in apertura di puntata è a Mario Pinoli, Fondatore e Amministratore Delegato di Greenwich srl dal 2007, LEED AP dal 2009, Assessore BREEAM dal 2016, GBC Home AP e professore a contratto di Economia Ambientale Applicata presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca di Dal 2007 al 2012, Mario Pinoli opera da più di trentadue anni nel campo della sostenibilità dell’ambiente costruito e sviluppa con il suo team percorsi di certificazione LEED, BREEAM e WELL, FITWEL in Italia e all’estero.


Carbon footprint

L’impronta carbonica / carbon footprint è un parametro che viene utilizzato per stimare le emissioni gas serra causate da un prodotto, da un servizio, da un'organizzazione, da un evento o da un individuo, espresse generalmente in tonnellate di CO2 equivalente (ovvero prendendo come riferimento per tutti i gas serra l'effetto associato alla CO2, assunto pari a 1).

Secondo le indicazioni del Protocollo di Kyoto, i gas serra che devono essere presi in considerazione sono: anidride carbonica (CO2, da cui il nome "impronta carbonica"), metano (CH4), monossido di azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC) e esafloruro di zolfo (SF6). Siamo abituati a pensare alla pericolosità dell’anidride carbonica, Ma se pensiamo, ad esempio, al esafloruro di zolfo, molto usato nel settore fotovoltaico, nell’isolamento dei vetri, scopriamo che è 24mila volte più pericolosa della CO2.

Tale parametro può essere utilizzato per la determinazione degli impatti ambientali che le emissioni hanno sui cambiamenti climatici di origine antropica.


L’impronta di prodotto

Il calcolo dell'impronta carbonica di prodotto (CFP) comprende la quantificazione di tutte le emissioni di gas ad effetto serra (GHG) lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, dall'estrazione delle materie prime allo smaltimento finale del prodotto. L'intero ciclo di vita del prodotto è anche definito "dalla culla alla tomba", “from cradle to grave”.

https://www.eea.europa.eu/help/glossary/eea-glossary/cradle-to-grave


Sebbene il calcolo dell'impronta carbonica di prodotto più rappresentativo sia quello che include tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto, spesso il calcolo viene svolto solo per alcune fasi selezionate, ad esempio quando molte organizzazioni partecipano alla realizzazione del prodotto, per cui ciascuna di esse svolge un riscontro solo sulle fasi di sua pertinenza o conoscenza.


L’impronta dell’organizzazione

A livello di organizzazioni esistono due standard internazionali, uno emesso dal WRI/WBCSD (GHG Protocol) e l'altro dall'ISO (ISO 14064-1). Entrambi prevedono, pur utilizzando diverse denominazioni, l'obbligatorietà di considerare le emissioni di GHG prodotte direttamente dall'organizzazione e quelle indirettamente generate nella produzione di energia elettrica e termica che l'organizzazione utilizza. Le altre emissioni indirette (non collegate ai consumi elettrici e termici) possono essere contabilizzate su base volontaria. Ne consegue che due aziende identiche potranno decidere di estendere diversamente la quantificazioni delle emissioni di GHG della propria organizzazione, con il risultato di produrre due valori di GHG tra di loro non paragonabili. Per tale ragione è preferibile utilizzare per le organizzazioni l'Inventario GHG, invece che l'impronta carbonica d'organizzazione.


Come si misura e gli standard internazionali

https://www.esg360.it/environmental/carbon-footprint-cose-come-si-misura-perche-e-importante-conoscerla/


L’impronta individuale

È la quantità di carbonio che un individuo emette a livello quotidiano, consapevolmente e non. È possibile calcolare la propria in molteplici siti web.

https://www.greenplanner.it/carbon-footprint-calculator/

https://footprint.engie.it/?_ga=2.192809962.1100460343.1665595081-750616284.1627483565


Normativa

Si stima che il mattone sia responsabile di circa il 40% del consumo energetico dell’Unione e del 36% delle emissioni di gas serra legate all’utilizzo di energia.

https://ec.europa.eu/info/news/focus-energy-efficiency-buildings-2020-lut-17_it


Ma non è l’unico dato sorprendente: con il raggiungimento da parte della popolazione mondiale della soglia 10 miliardi entro il 2050, la superficie dedicata alla costruzione raddoppierà rispetto a quella attuale.

La nuova direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici EPBD (presentata a fine 2021) promuove il miglioramento della prestazione energetica degli edifici all’interno dell’Unione Europea, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni relative al clima degli ambienti interni e all’efficacia sotto il profilo dei costi.


Relazione sull'attuazione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia

https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-9-2021-0321_IT.html#:~:text=La%20direttiva%20EPBD%20obbliga%20gli,esistenti%20sottoposti%20a%20ristrutturazioni%20importanti


A partire dal 2027 i nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero e alimentati da fonti rinnovabili, mentre per quanto riguarda le costruzioni private la data slitta al 2030.

La proposta, come emerge dalla nota divulgata dall'Unione europea, «faciliterà la ristrutturazione di case, scuole, ospedali, uffici e altri edifici in tutta Europa per ridurre emissioni di gas serra e bollette energetiche, migliorando la qualità della vita di milioni di europei».

Quali sono i principali obbiettivi? Ridurre il consumo energetico degli edifici, che dovranno essere alimentati principalmente da fonti rinnovabili e non dovranno emettere CO2 da combustibili fossili.


Dati


Molto è stato già fatto in materia di contenimento delle emissioni in atmosfera? Non sembrerebbe ma il Rapporto ISPRA sugli indicatori di efficienza e decarbonizzazione nei principali paesi europei pubblicato nel 2020 mostra come i settori manifatturiero e delle costruzioni abbiano diminuito le emissioni di CO2 di oltre il 40% negli ultimi 20 anni.


https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/indicatori-di-efficienza-e-decarbonizzazione-nei-principali-paesi-europei


Gli indicatori nazionali mostravano un’elevata efficienza energetica ed economica. L’intensità energetica è tra le più basse dei principali Paesi europei. L’intensità di carbonio europea è mediamente inferiore a quella nazionale italiana per la presenza di una non trascurabile quota di energia di origine nucleare in Europa. Tuttavia l’intensità di carbonio del mix fossile nazionale è tra le più basse in Europa in seguito alla minore quota di carbone e maggiore quota di gas naturale rispetto a quanto osservato per la media dei Paesi europei.


Per questo sono nati strumenti utili come il CRREM (Carbon Risk Real Estate Monitor), ideato dall’Unione Europea per accelerare la decarbonizzazione del settore real estate e per aumentare la sua resilienza – sia dal punto di vista energetico, sia dal punto di vista del valore commerciale – in un mondo dominato dal riscaldamento globale.

https://www.crrem.eu/

Con un patrimonio edilizio piuttosto anziano, come nel caso italiano (ma il discorso vale anche per molti altri paesi europei) si è davanti a un rischio molto forte, e già presente: gli edifici esistenti, poco efficienti dal punto di vista energetico (e quindi energivori), hanno bisogno di cospicui interventi di retrofitting per migliorare le proprie prestazioni. Questa situazione, nel panorama attuale e dei prossimi anni, in cui il riscaldamento globale avanzerà e richiederà al mercato delle soluzioni di edilizia in linea con le iniziative per arginare il fenomeno, porterà inevitabilmente a un impoverimento del valore di mercato degli edifici che non sono in grado di stare su questa stessa linea.


Quindi, l’architettura normativa europea guida verso due direzioni:


1. Ottenere un’efficienza energetica a basse emissioni

Significa, sostanzialmente, ridurre la quantità di energia di cui un edificio ha bisogno per riscaldamento, condizionamento estivo, produzione di acqua calda sanitaria, aerazione, illuminazione, elettricità, e così via. Implica il fatto di promuovere la produzione e l’uso di energia “pulita” all’interno degli edifici;


2. Valutare il ciclo di vita degli edifici e gestire in modo sostenibile i materiali da costruzione

L’obiettivo in questo caso è ridurre le emissioni di carbonio che sono implicate dal progetto edilizio: ridurre cioè il ciclo di vita dei gas serra che sono generati nella produzione e nel trasporto dei materiali edili, nella costruzione dell’edificio, e nella sua demolizione eventuale a fine ciclo di vita.


Case history


Una proposta sui sistemi edilizi Carbon Zero da Panariagroup e Mapei: il primo sistema di pavimentazione 100% carbon neutral, dai materiali di posa alle piastrelle.

Scegliendo un sistema di posa composto dalle piastrelle ultrasottili in ceramica Panariagroup e le soluzioni Mapei - l’adesivo Keraflex Maxi S1 zerø e le fughe Ultracolor Plus - si ottiene una sistema pavimento a impatto zero sui cambiamenti climatici, le cui emissioni di CO2 sono totalmente compensate.

L’adesivo Keraflex Maxi S1 zerø festeggia ben 10 anni dall’inizio della compensazione nel 2012.


https://www.mapei.com/it/it/news-ed-eventi/dettaglio/2022/09/27/mapei-e-panariagroup-costruire-responsabilmente-insieme


Think Zero è la strategia di innovazione che conferma Panariagroup tra le aziende leader di sostenibilità nella produzione di lastre ultra sottili (meno materia, meno energia, meno consumo di acqua, migliore logistica).

https://thinkzero.panariagroup.it

A testimoniarlo le azioni sui processi di produzione per il contenimento dei consumi di materie prime e delle emissioni di CO2. Emissioni che oggi vengono compensate al 100% sulla produzione delle lastre ultrasottili, creando così un prodotto Carbon Neutral,


Attraverso il mio podcast prosegue una serie di approfondimenti sul mondo della neutralità carbonica e dell’ESG e su come cambierà l’approccio agli investimenti nel settore delle costruzioni, i protocolli di certificazione e le competenze del settore della progettazione.


Continuate a seguirmi, vi terrò aggiornati attraverso il blog labollani.it


A presto da #LaBollaniTrend